le storie di Furore (1)

storie della Terra Furoris

Chissà quale sarà mai stato il suo vero aspetto. Qualcuno lo ha immaginato così:

o così:

oppure

o ancora così:

Quale che sia stato il suo reale soma se uno di questi o altri, è certo che, non si sa quanto tempo fa, il diavolo in persona fece la sua apparizione nella Terra Furoris. E, in osservanza del loro nome, gli abitanti di queste contrade, letteralmente "furiosi" ed assolutamente non inclini ad accettare la sua ignobile presenza, lo scacciarono in malo modo. Qualcuno dice che il signore delle tenebre, vistosi trattato con così malagrazia, volesse vendicarsi e pensasse di farlo lasciando un caldo ricordo del suo corpo proprio all'uscita del paese, in sommità, verso Agerola. Così fece e, dovendo poi provvedere alla sua intima e personale pulizia, il demonio non potè fare a meno di agire alla buona, alla contadina per così dire, utilizzando un'erba, la prima che gli capitò sotto mano.

Mal gliene incolse perchè quell'erba era tra le ortiche più feroci che crescessero da quelle parti. Il focoso arbusto fece fino in fondo il suo dovere a contatto con la pelle dell'irsuto ed indesiderato ospite provocandoli acuti bruciori ed irrefrenabili pruriti. Quello se ne andò bestemmiando ad altissima voce, pestando con violenza i piedi in terra e si dice che abbia aggiunto:

"Furore feroce!

Mal'acqua, mala gente

pure ll'evere ?malamente!"

In ricordo di questa sua rapidissima passata, la terra che fu violentemente calpestata dal suo zoccolo caprino e che ne rimase impressionata da portarne, si dice, ancor'oggi l'impronta, fu detta di "pedata".

I Furoresi hanno fatto, dunque, onore al loro nome che evoca una qualche terribilità. Ma si dice che, oltre che all'inferno, essi abbiano dato fastidio, in qualche modo, anche agli abitanti del cielo che da queste parte avevano dimora:

"Santo Jaco, miezo pazzo,

o vottarono abbasco 'a chiazza.

Sant'Elia, puveriello,

'o vottarono d'a Purtella.

Sant'Agnelo, malandrino

'o vottarono dinte Pino.

Santo Jaco e, cioè, San Giacomo fu buttato in mezzo alla piazza; fu, però, successivamente recuperato e la statua di "Santo Jaco viecchio" ?ancora in casa Penna. Pare che il santo, facendo miracolosamente proliferare il legno da ardere nella legnaia, abbia indotto, in coloro che raccolsero il suo busto dopo la caduta, un timoroso rispetto reverenziale tale da evitarsi di ardere nel camino ...

Sant'Agnelo (Sant'Angelo e, cioè, San Michele), del quale si non sa bene perchè è detto che fosse un "malandrino", fu scagliato nel vuoto, in località Pino e finì, logicamente, nelle profondità del Fiordo da dove non tornò indietro nè se ne ebbe più notizia. La valle nella quale il santo cimelio pesantemente rovinò, da quel tempo, ha preso l'eloquente nome di "Vottara".

Giuseppe Antonello Leone: murales delle Storie di Furore

Sant'Elia dei tre fu, forse, il più sfortunato perchè i Furoresi lo scagliarono in mare dalla Portella. Il suo volo lo portò a schiantarsi sugli scogli ed ancora, a veder bene, si possono scorgere sui puntuti macigni, chiazze rossastre che molti, Sindaco in testa, sostengono essere il sangue benedetto della statua che fuoriuscì nel gran botto, schizzando all'intorno.

Che cosa abbia portato una popolazione intera a liberarsi con furia delle statue dei suoi Santi protettori facendole rovinare per il dirupo della costa non è dato, nel nostro tempo, sapere. Ma se ne può dedurre della furia degli abitanti di Furore; dal che si spiegherebbe, in parte, anche il nome che questo paese porta.

Pare che, però, storie a parte, il nome di Terra Furoris sia dovuto al fortissimo rumore del mare quando, nelle notti di tempesta, si infrange tremendo contro l'imboccatura del Fiordo.

Ma la nostra storia continua ... Christian Louboutin Pas Cher Christian Louboutin Shoes Louis Vuitton Pas Cher

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