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Cucina
e prodotti da portare a casa
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Un ruolo determinante nella cucina locale è interpretato dai prodotti tipici di Furore: i pomodorini di montagna, l'olio d'oliva, le patate di terra asciutta, le erbe spontanee e odorose.
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i pomodorini a piennolo: La coltivazione dei pomodorini segue rituali consolidati da tempo antico. I semi sono gelosamente conservati dal raccolto dell'anno precedente e, giunto gennaio, messi in acqua per uno o due giorni, fino a quando timidamente non germogliano o, come dicono i contadini, "cacciano o sguiglio", una piccola cimetta dalla quale la pianta successivamente germoglia. I semi "sguigliati" vengono messi in un semenzaio e tenuti al caldo fin quando non nascono le prime piantine. Quando giunge marzo, le piantine vengono piantate. A maggio si costruiscono i sostegni con pali di castagno, fili lunghi di naylon e canne che hanno la funzione di reggere le piante nella loro crescita. La coltivazione richiede molta cura e pazienza perchè le piante devono essere irrorate con verderame ogni dieci giorni circa.
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le patate di "terra asciutta" La patata, originaria dell'America Latina (Perù) giunse in America del Nord attraverso l'Irlanda. Sir John Hawkins portò la pianta in Irlanda nel 1565 e Sir Francis Drake la introdusse in Inghilterra nel 1585. La patata raggiunse l'America del Nord molto più tardi. Quando la patata giunse nell'ambito culinario entrò, per così dire, dalla porta d'onore, diventando cibo riservato ai ricchi. In Furore la patata ha occupata, da sempre, un posto preminente nella coltivazione sui "terrazzamenti" e nella cucina. |
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La melanzana Pare che questo particolare ortaggio fosse coltivato, in epoche molto lontane, in India. La pianta era sconosiuta a Greci e Romani e sembra sia giunta a noi attraverso il mondo arabo. Verdura dell'area mediterranea per eccellenza vi prospera magnificamente. Il frutto acerbo della melanzana contiene tracce di un veleno (la solanina). La sua natura tropicale la rende magnifica in Sicilia, Calabria e, per il suo particolare clima, in Costa d'Amalfi. Piatto trionfante e celebre è la parmigiana alle melanzane. Ma anche le melanzane a funghetto hanno un peso e significato notevole all'interno della cucina tradizionale del meridione e della Costiera.
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le fave C'erano, nell'antichità, molte credenze sinistre legate a questo legume. Tra le più folli v'era quella di chi credeva che fossero abitate dagli spiriti dei morti. Pitagora ne era convinto e non ne mangiò mai in tutta la sua vita. Anche i Romani dicevano "abstineto favis". Ma Kettner ha scrittO: "Duemila anni son passati, e noi oggi siamo qui che mangiamo fave col più profondo godimento e con la più perfetta indifferenza. La morale è: liberatevi dei pregiudizi e non chiamate nulla impuro". Pare che all'origine di queste credenze vi sia il profumo intenso dei fiori, tanto che, si diceva, dormire in un campo di fave avrebbe portato alla pazzia. Le fave sono buonissime da magiare crude e tenere accompagnate da formaggio pecorino, fette di salame o, meglio, pancetta con un buon bicchiere di vino rosso. |
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finocchietto selvatico
Il nome deriva dal latino foenicum che significa "piccolo fieno" per ricordare le sue finisseme foglie. Il finocchio selvatico è comune nei posti soleggiati ed aridi. Era conosciuto fin dall'antichità e godeva di grande fama sia come pianta aromatizzante dei cibi (specialmente quando se ne utilizzavano i semi) sia come pianta medicinale ad azione soprattutto calmante. |
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zucchine Lo zucchino è una pianta originaria delle zone calde dell'America meridionale. Le foglie sono picciolate, a 5 lobi, pelose. I frutti hanno forma tondeggiante allungata, esternamente verde scuro di colore omogeneo o con screziature gialle o biancastre. La polpa è biancastra o verde chiaro.
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